… l’Arcimorlupese risponde al post “La storia di Morlupo sta morendo”

da L’Arcimorlupese (post di presentazione del 23 gennaio) ricevo e, volentieri, pubblico

____________________________________________________________________________

Caro Tonino, con un po’ di ritardo rispondo al tuo post “La storia di Morlupo sta morendo”. Proprio per non farla morire sto lavorando, Ti mando alcune pagine introduttive al lavoro.

   
(…) vedere da vicino la nostra storia. La storia fatta dai nostri nonni e dai nostri padri. Per questo abbiamo delimitato la ricerca entro uno spazio ben preciso: 1870 – 1945. E di questo periodo abbiamo privilegiato un discorso che chiameremmo istituzionale.
Cioè, ci siamo soffermati a raccogliere le notizie riguardanti la costruzione di Morlupo come Ente Locale, le sue strutture costitutive e amministrative, le personalità – molto poche, anzi, pochissime – che hanno gettato le basi di Morlupo come società pubblica e civile. Delle personalità vedremo la loro filosofia, che cosa dicevano, che cosa hanno fatto ed anche che cosa  non hanno fatto per Morlupo.
Non c’è più il Papa, non  c’è più il Signore, Barone o Principe che sia, e nemmeno il loro rappresentante. I Morlupesi possono scegliere chi li comanda. Ovviamente sempre nell’ambito delle leggi. Perché se non c’è più il Papa, se non c’è più il Barone o Principe,  c’è il Re, lo Stato. 
L’esercizio dei diritti politici e amministrativi sono regolati dalla legge elettorale.
Per una certa idiosincrasia abbiamo dato poco rilievo alle questioni di carattere economico e finanziario, pur riconoscendo l’importanza di esse per la soluzione dei problemi amministrativi e per favorire pianificazioni e progettazioni tese a migliorare la qualità della vita degli amministrati. Ci sono parse finanze molto magre quelle di cui potevano disporre gli amministratori. E non poteva essere altrimenti per un Comune la cui popolazione era formata per l’80 per cento da poveri !
Avremo modo di documentare i pochi possidenti o persone ricche di Morlupo. Le Fonti ce ne tramandano qualche elenco.
Riteniamo comunque che anche l’argomento – finanze non sia indifferente nella storia del nostro paese. Ma lo lasciamo ad altri studiosi più inclini ai calcoli e alle percentuali, più familiari con i bilanci, con le entrate e le uscite, e quant’altro.
Fanno da contorno a questo aspetto fondamentale del nostro lavoro alcuni argomenti di interesse generale. Come la storia piuttosto strana del convento dei Frati Francescani,  come  la perdita,  anzi, l’assurdo  rifiuto di diventare padroni di tutto il feudo e quindi del Palazzo Baronale, della Palazzina Mattei, erroneamente detta Borghese[1]; come si diventava proprietari di terreni dopo la sottoscrizione di un contratto di enfiteusi; come attraverso la permuta si poteva (alcuni potevano) scegliere il terreno migliore; ecc …
Neanche è mancata l’occasione e la materia per tracciare, sebbene a grandi linee, qualche profilo di personaggi a volte curiosi. Come i consiglieri Bertollini Arcangelo, Venturini Mariano e don Angelo Camponeschi. Altre volte molto seri e fortemente impegnati nel perseguire l’interesse della popolazione, come il sindaco Antonio Domenico Narducci, il maestro Nazareno Rocchi, l’assessore anziano Giuseppe Carlucci. E qualche altro. 
Abbiamo sfogliato 24 Registri manoscritti passando in rassegna tutti i Verbali delle riunioni di Giunta  e tutti i Verbali dei Consigli Comunali. Non andremmo lontani dalla verità se diciamo che abbiamo sfogliato oltre tremila pagine formato A3, in carta pecora.
La calligrafia dei due scrivani[2], di primo acchito, suscita stupore e meraviglia. Attira. E’ quasi accattivante. Ma provare a leggerla è stato  alquanto difficoltoso. Ci è occorsa una pazienza da Certosini.. Specialmente all’inizio, ha richiesto una soglia d’attenzione più alta del solito. 
Si notano tre o quattro tipi di calligrafia o arte di scrivere. Per fortuna solo raramente è impiegato il carattere  gotico e il corsivo con geroglifici e contrazioni di termini. Mentre sono facilmente leggibili i verbali trascritti dal maestro Nazareno Rocchi chiamato a sostituire, al di fuori dell’orario scolastico, l’ammalato segretario comunale.
Purtroppo, sfogliando pagina dopo pagina i 24 Registri, abbiamo potuto annotare che lo scrivano non sempre è stato ordinato e diligente.
Ci sono alcuni registri che iniziano la numerazione delle pagine più di una volta; che anche la numerazione dei Verbali è ripetuta; che presentano la stessa persona come  sindaco e contemporaneamente  come podestà; che i Verbali non sono firmati dal sindaco o dal podestà, ma sempre dal segretario. E questo disordine  complica il sistema della citazione o riferimento bibliografico.
Quel che è peggio è che un documento sottoposto alla tutela dell’autorità superiore presenti pagine bianche e pagine incollate. Ce ne sono un po’ troppe nel Registro del periodo podestarile 1935-1946. Qualche malevolo potrebbe pensare al peggio …
Arrivati in cima alle oltre tremila pagine formato A3, volgendo lo sguardo indietro, un senso di smarrimento ci sorprende, non privo comunque della soddisfazione di aver percorso  un lungo  itinerario attraverso il quale è stato possibile raccogliere le linee essenziali che ci hanno permesso di  ricostruire e di capire  il carattere  del popolo morlupese.
In fase di progettazione, l’entusiasmo era vivissimo. Coscienti di mettere le mani e gli occhi sulle parole dei nostri amministratori e sulle loro azioni vere, verbalizzate,  omologate e convalidate dalla autorità tutoria. Abbiamo preso in mano il primo registro, raccogliendolo da terra. E non nascondiamo di aver provato una certa emozione ed anche soddisfazione.
Abbiamo letto, trascritto e fotocopiato. Alcune centinaia sono le fotocopie tra Atti di Giunta e  Delibere Consiliari. Il contenuto è stato selezionato secondo i nostri criteri  di scelta  esposti precedentemente.
L’annotazione che ci pare più doverosa e dolorosa è la denuncia dello  stato di abbandono in cui versa  questo preziosissimo materiale storico.
Alcuni registri necessitano di manutenzione specialistica. Urge intervenire al più presto per salvare e custodire ciò che resta dell’Archivio Storico di Morlupo.
Solo i barbari hanno distrutto e distruggono la storia.
Solo i barbari si sono macchiati e si macchiano di questi delitti.



[1] Cfr. DE MATTIA N., La storia di Morlupo /dal sec. VIII a. C. al XIX sec.), Ed. Centro Studi Uno, Vena d’Oro di Guidonia, 2007, pp.100-103.

 

[2]  Tra i dipendenti del Comune, due erano addetti alla stesura dei verbali  delle riunioni: il segretario e lo scrivano.

 

… l’Arcimorlupese risponde al post “La storia di Morlupo sta morendo”ultima modifica: 2009-05-21T23:42:00+02:00da toninobenedetti
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento